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La Marocca di Casola: colazione culturale all’Hotel Italia (Marina di Massa)

 

Erano gli anni delle prime pubbliche relazioni per me e la Marocca di Casola…

Le mie visite di presentazione non duravano più di 5-10 minuti che trascorrevo tutti d’un fiato e con l’ansia di uscire di corsa dai locali per non arrecare troppo disturbo ai miei interlocutori impegnati nel loro lavoro.

E quella mattina di oltre 10 anni fa, fermo di fronte all’ingresso del maestoso Hotel Italia di Marina di Massa con una Marocca in una mano e un depliant nell’altra, ho provato, devo ammetterlo, un po’ di imbarazzo.

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Entrando, mi accolse il sorriso di Renzo Galeotti, il proprietario dell’ hotel, che mi ascoltò attentamente fino a quando non mi interruppe così: Cosa posso offrirti?

Non ricordo precisamente ma probabilmente optai per un caffè.

Ricordo invece molto bene quanto mi spiazzò quella frase pronunciata con tanta ospitalità. Da lì in poi la mia visita informativa si è trasformata in un bellissimo dialogo e scoprii che Renzo aveva origini lunigianesi e che pur essendosi costruito il lavoro a due passi dal mare era ancora molto legato alla sua terra, la Lunigiana appunto, della quale conosceva storia e tradizioni. E che si era sempre adoperato per proporre e far apprezzare ai suoi ospiti le produzioni locali.

Nel lasso di tempo che mi ha dedicato, Renzo mi ha trattato come il suo ospite più importante, facendomi fare un tour di tutto l’hotel fino alla terrazza, all’ultimo piano, dove in estate si può fare colazione praticamente affacciati sul mare.

Da allora l’ Hotel Italia è divenuto uno dei più importanti divulgatori di cultura lunigianese sulla costa della provincia di Massa-Carrara, proponendo per primo tra gli hotel la Marocca di Casola nel buffet della colazione, ai suoi ospiti provenienti da ogni angolo di mondo.


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Eccomi con Renzo.

Una foto scattata nella hall dell’hotel un Martedì mattina di pubbliche relazioni di qualche settimana fa, dopo il solito buon caffè.

Una vecchia foto può diventare un documento

Facendo ordine nella posta elettronica, tra le vecchie mail ho ritrovato una fotografia di cui non mi ricordavo più, ma che devo definire a pieno titolo un documento.

Risale agli anni che vanno dal 2003 fino all’inizio del 2008 (non saprei dire precisamente), quando il Forno in Canoàra non esisteva ancora ed io, giovane fornaio alle prime armi, o forse è più corretto dire alle prime Marocche, mi trovavo nel vecchio forno di Casciana (il forno storico del Comune di Casola), dove è iniziata la storia moderna della Marocca di Casola.

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Ho pochissime foto di questo periodo ma grazie alle persone che già allora capitavano in visita, oggi posso attingere a qualche immagine che non è un prodotto dei miei occhi e della mia esperienza in prima persona.

L’esperienza in prima persona ha senza dubbio un’ intensità maggiore ma qualche volta esternalizzare può essere utile e anche piacevole.

O semplicemente regalare un sorriso, come in questo caso.

GRAZIE Geo (Rai Tre): è stata una bellissima esperienza!

geo912 minuti di diretta nazionale in cui ho potuto raccontare la mia storia e quella della Marocca di Casola, trascorsi tutto d’un fiato accompagnato da una splendida interlocutrice, Sveva Sagramola, la conduttrice di GEO.

  • Ma dietro a quei 12 minuti, dovete saperlo cari amici e fans della Marocca di Casola, c’è stato un lavoro di una settimana.

Una settimana di fuoco, considerato che la mia presenza a Geo si sarebbe tenuta Lunedì 26 ottobre 2015, all’indomani di una domenica intensissima trascorsa nel mio paese di Regnano, dove si è tenuto un importantissimo convegno sulla situazione della castanicoltura nazionale, con una particolare attenzione alla mia terra, la Lunigiana.

Quindi, la settimana che mi avrebbe accompagnato a Roma a bordo del Freccia Bianca, è stata a dir poco frenetica.

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– 7 giorni: è Lunedì 19 Ottobre e mi trovo al Forno in Canoàra a risistemare il materiale delle fiere del fine settimana appena trascorso quando ecco la prima telefonata della settimana. Prefisso 06. Roma. Fabio, questa è senza dubbio Antonella che, dopo esserci sentiti qualche tempo prima, inizia il suo lavoro certosino per assicurare la miglior riuscita possibile della trasmissione di cui sarò protagonista.

  • Antonella è una degli autori del programma e in quanto tale mi istruisce a dovere su tutto il da farsi. Ci sarebbe stato bisogno di foto, video, informazioni sulla mia storia.

Tutto materiale da organizzare nei giorni a venire. Sapevo che per fare la più bella figura possibile avrei dovuto dedicarmi anima e corpo alla buona riuscita della trasmissione e quindi, mi impegno al massimo per gestire al meglio la settimana lavorativa, e quindi la produzione settimanale, le fiere del fine settimana, il gran convegno della domenica mattina dedicando il maggior tempo possibile alla buona riuscita della trasmissione che mi avrebbe atteso il lunedì.

geo 1E così la prima fornata di Marocca di Casola della settimana è quella che finirà poi nei video che scorreranno durante la trasmissione. Mentre la mia storia, per fortuna di Antonella si trovava già in buona parte sul blog e devo dire che proprio grazie al blog la redazione aveva già raccolto un sacco di informazioni e foto, a dimostrazione di quanto sia importante un buon progetto di comunicazione.

E poi è toccato alle foto: le più recenti erano nel computer, ma quelle meno recenti, sulla mia infanzia e la mia prima giovinezza ovviamente erano ancora stampate su carta e quindi da scannerizzare.

  • Faccio quotidianamente i conti con la mia scarsa affinità con le tecnologie (telefonini, programmi di computer, e quindi anche lo scanner e le chiavette usb) e non nascondo che mi sono fatto una buona dose di nervoso nei due pomeriggi di metà settimana che ho trascorso impegnato nella sistemazione di tutto il materiale, e a litigare pure con la connessione internet.

Ma tutto questo è passato in secondo piano di fronte alle belle emozioni che mi hanno regalato le vecchie foto da sempre conservate in ordine tra i cassetti della sala di casa di mia nonna Sara.

geo8A volte, negli anni, è capitato per un motivo o per un altro di riaprire quei cassetti e ricordare i momenti che quelle immagini hanno immortalato. Momenti carichi di + emozione, pieni di significato che ogni dettaglio della fotografia emanava.

  • Sono stato parecchio tempo a scegliere le fotografie, quasi assorbito da quelle immagini fino a tornare a riviverle. Riemergendone, mi sono subito posto una domanda: ora, che ho quasi 34 anni, sono felice, curioso, stupito di fronte alla grandezza e alla meraviglia della Vita come il bambino che scopre, prendendolo in mano forse per la prima volta, quel un grappolo d’uva?

Come spesso mi capita, trovare una risposta non è affatto facile. Crescendo succedono tante cose e tante cose cambiano. Le abitudini, le idee, i sogni ed i progetti, l’ambiente che ci circonda: quello naturale e quello delle relazioni umane, con le sue influenze spesso tanto sottili ma così forti, in grado di condizionare la vita di ciascuno di noi fino a condurci fuori strada, fuori dalla nostra reale strada.

E allora, alla fine una risposta me la sono data. Sicuramente ho commesso tanti errori, qualche leggerezza e devo sinceramente ammettere che un po’ di tempo, il mio tempo, l’ho pure sprecato. Ma se potessi incontrare quel bambino ora, potrei dirgli che un domani, nonostante le difficoltà che la vita ci riserva, si sarebbe ritrovato sulla strada giusta. Ancora sereno, ancora in grado di meravigliarsi di fronte alla bellezza della Vita.

geo10Scegliendo quelle foto da scannerizzare qualche lacrima è scesa. E vorrei dire a chi in quelle foto sorrideva ma che ora non c’è più, che anche grazie al loro sorriso è cresciuto un giovane sereno.

  • E forse questo è quello che tanta gente ha inteso dirmi, tra i mille complimenti che ho ricevuto a seguito della diretta tv.

Perché sicuramente, devo ammetterlo, sarà sembrato che avessi questa gran confidenza con le telecamere ed una gran disinvoltura nel linguaggio ma, credetemi, me la stavo facendo addosso.

geo5È stata una grande emozione poter raccontare la mia vita e le mie scelte di vita. Ed è stato un grandissimo onore raccontare la grandezza di un prodotto così prezioso quale è la Marocca di Casola, e poter parlare della mia splendida terra: Casola in Lunigiana.

La giornata di Lunedì 26 ottobre quindi, è stata una giornata meravigliosa. L’ho voluta interpretare come un segnale positivo. Per me, che sto lavorando bene, per la mia terra, talmente bella che nei prossimi giorni sarà nuovamente ospite della trasmissione.

Avanti così quindi.

Ora le foto sono riposte nei loro cassetti, ma le emozioni che rappresentano sono ben nitide nel mio cuore.

A fine trasmissione, arrivato alla stazione Termini accendendo il cellulare ho trovato un sacco di messaggi che mi hanno fatto un grande piacere, e tanti hanno continuato ad arrivare durante le 4 ore del viaggio di ritorno.

geo3Rientrato nella quiete del Forno in Canoàra, mi sono finalmente rilassato, felice per il bel risultato raggiunto e pronto a ripartire dal giorno dopo con il solito impegno costante di sempre e la stessa voglia di fare bene.

Semplicemente.

Fabio Bertolucci

 

E mo chi è a suonare? Che domanda: ma l’Ilaria Bacherini e suo marito Stefano in visita al Forno in Canoàra…

Fabio Bertolucci davanti al suo forno con Ilaria Bacherini ldell'agriturismo Luna di QuarazzanaDi solito comincia Ringo, il mio cagnolone guardiano del forno. Poi, a seguire, Teddy il maturo Golden retriver dei miei zii Alba e Sergio, che abitano al piano superiore della bella casa accanto e per concludere il giovane Tom, il bel lupo di mio cugino lino, al piano terra della stessa
casa.

  • Questi sono i campanelli del Forno in Canoàra.
  • Quando “suonano” tutti e tre insieme non c’è dubbio: sta arrivando qualcuno.

E in questo frangente che, qualsiasi cosa io stia facendo (impastando, rassettando, scaldando il forno) mi domando testualmente e un po’ in dialetto: e mo chi è?

Subito comincio a guardarmi intorno:

  • Porca vacca, quella fascina di legna fine che ho lasciato tutta sparpagliata all’ingresso!
  • Porca vacca il forcone in mezzo al passo!
  • Porca vacca il computer acceso in equilibrio sopra la cesta messa in verticale a mo di scrivania ambulante!

Ma ormai è tardi per tirare tutto a lucido: chi ha suonato i tre campanelli sta già percorrendo in macchina o a piedi la discesa che porta al forno. E a me non resta che accogliere i miei ospiti uscendo, presentandoci ed invitandoli ad entrare con un inevitabile “non fate caso al casino…”.

Per fortuna la risposta è sempre la stessa: non preoccuparti, stai lavorando.

Questo è ciò che generalmente accade quando giungono visitatori al Forno in Canoàra e devo dire che le visite negli anni sono andate pian piano aumentando.

Un importante segnale per il magnifico ma poco conosciuto paese di Regnano, e un immenso piacere per me, che ho sempre creduto nella vocazione turistica di questa terra.

Ogni qualvolta arriva qualcuno alla porta mi sento felice e nonostante il caos e la mente concentrata sul forno che si scalda e la marocca che lievita mi intrattengo sempre con gran gioia con i miei ospiti.

  • Durante la loro permanenza scopro storie bellissime e mi rendo conto di quanto la marocca sia apprezzata e che belle emozioni sia capace di comunicare. In questi anni, con un grandissimo incremento in quest’ultimo periodo ho ricevuto visite molto diverse tra loro ma tutte piacevolissime.

L’ultima, in ordine di tempo, risale alla giornata del 23 settembre 2015.

Sono venuti a trovarmi Ilaria Bacherini e suo marito Stefano, che hanno un bellissimo agriturismo chiamato Luna di Quarazzana, nel paese omonimo… e da tempo propongono la Marocca di Casola ai loro ospiti.

E, come si conviene quando si lavora con amore, sono venuti a trovarmi per conoscere di persona me e la Marocca di Casola.

  • Conoscendoci, ho scoperto due persone entusiaste del loro lavoro e sono fiero che abbiano scelto noi per il loro menu. Ci siamo salutati con la promessa che andrò a trovarli e magari a raccontare personalmente la mia attività ai loro ospiti.

Ma prima che uscissero dal forno, ho voluto fare una foto con Ilaria, che voglio dedicare a tutti i visitatori che sono arrivati in questi anni al Forno in Canoàra per conoscere me e la marocca…

Grazie ad ognuno di loro!

Fabio Bertolucci

 

Un’ottima medicina…

viaggi di repubblicaChi mi conosce sa che c’è solo una cosa in grado di atterrarmi: il mal di gola!

  • I miei primi mesi da fornaio fecero tremare le persone a me vicine quando, considerati gli sbalzi termici a cui ero sottoposto ogni qualvolta entravo e uscivo dal forno, riuscii a prendermi una laringo-faringo-tracheite.

Forse poteva non essere il mestiere migliore per me…

Da allora ho imparato a stare molto attento anche se, al passaggio stagionale tra Estate e Autunno, sono pochi gli anni in cui me la sono scampata.

  • Quest’anno non ce l’ho fatta e da qualche giorno sono influenzato e ad energie zero.

Quand’è così, per farmi alzare dal letto ci vuole tutta!

 

Ma questa mattina la medicina giusta è arrivata per telefono.

 

  • Non si è trattato del dottore, bensì di una giornalista de La Repubblica che sta lavorando al prossimo numero di “Viaggi”, e precisamente all’inserto che uscirà mercoledì 30 settembre (2015)

Sono stato contattato per fornire informazioni utili per la buona riuscita dell’articolo e quindi, come spesso accade, mi sono ritrovato a raccontare la mia bella Lunigiana, i suoi prodotti, gli itinerari più interessanti da poter suggerire ai lettori, ed a segnalare i ristoranti dove si può trovare la miglior cucina locale.

  • Ovviamente, protagonista della mia intervista telefonica, è stata la Marocca di Casola con il suo Forno in Canoàra.

È stata una piacevolissima conversazione, che mi ha dato l’impulso per iniziare al meglio questa giornata.

Ora non mi resta che aver pazienza: che esca un nuovo importante articolo e che passi questo ennesimo mal di gola.

Fabio Bertolucci

 

Un pezzo di storia della Marocca di Casola: Simona Balboni!

SimonaChe ex socia!!!

Sto parlando di Simona Balboni,  la donna della Marocca di Casola.

  • Io e lei abbiamo condiviso un pezzo di strada insieme quando, 10 anni fa, ho rilevato la piccola società che produceva la Marocca di Casola, di cui lei faceva parte.

Allora io avevo i miei folli 23 anni e lei circa i suoi folli 40 (non me ne voglia per aver rivelato dati sensibili per una signora).

  • Di notte, in quel piccolo panificio di Casciana (la frazione del Comune dove è iniziata la mia avventura), lei impastava ed io scaldavo il forno a legna e intanto  si chiacchierava di tutto e di più facendo volare il tempo.

simona 2Ed ora eccoci nella sala consiliare del Comune di Casola in Lunigiana, per partecipare alla riunione della Pro Loco di cui siamo entrambi membri.

Io che in questi anni ho dovuto lasciare spazio a tanta razionalità, ho approfittato dei minuti di attesa tipici degli inizi di riunione per scattare una foto con Simona e rinfrescare dentro me quella solarità che ci univa allora, e di cui lei è fonte inesauribile.

Grazie Simona.

Fabio Bertolucci

Ps: le foto non sono delle migliori, ma all’epoca la qualità dei telefonini era quella che era…

 

Ermete Ricci: l’entusiasmo in persona!

Fabio Bertolucci e Ermete Ricci a PANE NOSTRUM, una festa internazionale del pane che si tiene ogni anno a Senigallia – Ancona – Foto del 2009

Amore per la propria terra e speranza per il suo futuro fanno parte della grande energia di quest’uomo, a cui la Marocca di Casola ed io, dobbiamo tanto.

  • Ermete Ricci è la persona che prima di me, poi con me, ha accompagnato la Marocca di Casola nei suoi primi passi lungo lo Stivale.

Insieme abbiamo partecipato ad importantissime fiere, grandi eventi, e ad incontri di altissimo livello rappresentando e dando voce e visibilità alla piccola terra nascosta tra l’Appennino e le Alpi Apuane: La Lunigiana.

Ermete Ricci
Ermete Ricci

Ho attinto spesso dalla sua positività.

Una positività contagiosa che qui, tutti (e soprattutto i giovani) gli riconosciamo. Ma è a me che spetta ringraziarlo a nome di Casola.

Se ora, intorno a questo semplice grande pane ci sono interesse e più di un progetto di sviluppo del territorio che rappresenta, è anche perché, dietro, c’è un semplice grande uomo.

Grazie Ermete!

Grazie per il tuo sorriso, grazie per il tuo entusiasmo, grazie per tutto quello che mi hai insegnato…

Fabio Bertolucci

 

Fabio Bertolucci: “Ma il tempo passa oppure no???”…

io con il mio amico Daniele Barbieri in mezzo al grano che sta crescendo
Fabio Bertolucci (a sinistra), con il suo grande amico Daniele Barbieri, in mezzo al grano che sta crescendo a Regnano di Casola (Lunigiana)…

Di fronte a questa foto (scattata a febbraio 2011) non saprei come rispondere. Un campo, un amico d’infanzia, Regnano.

Qualcosa è cambiato e qualcosa sicuramente è rimasto come un tempo, quando io, Daniele e gli altri bambini del paese ci ritrovavamo a giocare nei prati.

  • Oggi Daniele è un ottimo agricoltore, nonostante la giovane età, trentatré anni come me.

Ed è l’artefice di una rinascita importante per il nostro territorio: a differenza dei prati dove correvamo nella nostra infanzia, nella foto sopa siamo in mezzo al grano! Quel grano che ho poi trasformato in pane e usato come ingrediente della Marocca di Casola a km zero e che Daniele ha seminato.

Il tempo passa, le responsabilità aumentano e si diventa uomini. Arriva il tempo delle decisioni, di diventare  gli adulti del mondo.

Ora il futuro è nelle nostre mani e ce la metteremo tutta per dire la nostra, nel nostro tempo.

Da uomini adulti e con la stessa semplicità di quando eravamo bambini.

Fabio Bertolucci

 

La Marocca di Casola al Mercato delle Gaite di Bevagna, (Perugia)!!!

la Marocca di Casola al Mercato delle Gaite
la Marocca di Casola al Mercato delle Gaite

Fonti storiche ci raccontano che fin dal Medioevo il pane che caratterizzava la terra di Lunigiana era prodotto principalmente con farina di castagne. E che rappresentasse la principale fonte di sostentamento dei pellegrini che percorrevano la Via Francigena, (la strada più importante che collegava l’Europa a Roma e che attraversava proprio la Lunigiana) da cui la definizione moderna di pane dei pellegrini.

  • È per questa naturale condizione che, ad un certo punto del percorso di crescita della Marocca di Casola hanno fatto il loro ingresso le rievocazioni e le fiere Medievali. Un piacevole ingresso.
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Festa medioevale di Filetto in Lunigiana

Ricordo precisamente il primo invito che io e la Marocca abbiamo ricevuto: era il 2005, e l’evento “il Mercatino medievale” di Filetto (Comune di Villafranca in Lunigiana).

  • Negli anni a seguire si sono aggiunte le partecipazioni a “Tre sere nel passato” a Gragnola (Comune di Fivizzano), e “Medievalis” a Pontremoli. Tre bellissime iniziative tutte nel territorio della Lunigiana, terra magnifica per i suoi innumerevoli borghi ed i suoi castelli medievali.

Ogni estate ripetevo l’esperienza, migliorando sempre più: dapprima un fatiscente tavolino ricoperto di juta ed un abito medievale un po’ approssimativo fatto in casa, poi uno stand più adeguato, una veste nuova ed un depliant creato ad hoc per raccontare al pubblico che si avvicinava questo antico pane del Medioevo.

Da ciò sono derivati ottimi risultati e piacevolissime esperienze: i mercati medievali non sono soltanto belle fiere ma anche contesti divertenti, con tanti spettacoli, gruppi storici e sbandieratori, in cui la Marocca è calzata sempre più a pennello.

il forno della Marocca di Casola al Mercato delle Gaite
il forno della Marocca di Casola al Mercato delle Gaite

E quindi perché non estendere l’esperienza oltre i confini lunigianesi e proporci anche nei mercati ed eventi medievali nazionali? E perché non farlo partendo da quelli più grandi ed importanti?

Da tempo osservavo con grande interesse una delle più importanti rievocazioni storiche Medievali italiane: Il Mercato delle Gaite di Bevagna, (Perugia) e riflettevo sulla possibilità di proporvi il pane dei pellegrini della Via Francigena.

  • Quindi, nonostante l’evento si svolgesse a distanza di un paio di settimane dalla mia intuizione, presumendo di stare creando un’ opportunità reciproca contatto l’Associazione Mercato delle Gaite e di lì a poco ricevo una mail di risposta che mi fa ben sperare: la mia proposta sarebbe stata sottoposta all’attenzione dei Consoli delle 4 Gaite.
un bello scorcio di Gaita San Giorgio

Gaita” è il termine longobardo con cui si indicano i quartieri in cui è suddivisa Bevagna, divisione attestata già dagli statuti comunali dell’epoca.

Passa qualche giorno in trepida attesa finché, aprendo la mail, tra i msg di posta in arrivo c’è n’è uno che ha per mittente “Gaita San Giorgio”.

È un grande piacere leggere la mail in cui Federico Fondacci, il Console della Gaita San Giorgio mi esprime la sua disponibilità ad ospitare la Marocca di Casola, confidandomi di essere felice di aver finalmente trovato un pane che potesse rispecchiare la realtà medievale.

Tutto a posto!

Gran parte della settimana lavorativa trascorre all’insegna dell’appuntamento del fine settimana, sono giorni in cui con Federico ci sentiamo più volte al telefono per ragionare insieme su come inserire la Marocca di Casola all’interno del contesto della Gaita, finché lui mi informa che sarebbe stato creato un forno a legna ad hoc per noi.

  • Meglio di così… non resta che attendere di tuffarsi nel Medioevo.
  • Le immagini del sito parlano da sole, lo trovi a questo link.

Il giorno dell’evento arrivo a Bevagna di buon mattino e, aggirandone le splendide mura raggiungo la Piazza dell’Accolta, ovvero l’ingresso alla Gaita di San Giorgio.

Ora capisco perché questo evento è così rinomato: basta percorre qualche metro all’interno del borgo per sentirsi realmente trasportati in una realtà d’altri tempi.

Fabio Bertolucci con Federico, il console della Gaita San Giorgio a fine evento…

Mentre me ne sto con il naso all’insù mi viene incontro Federico e resto sorpreso nel trovarmi di fronte un console di 30 anni, ma a ben guardare ci sono tanti altri giovani intorno a me, intenti a lavorare.

  • E capisco che questa Gaita è speciale: fatta di ragazzi che sostengono fortemente e amano la loro terra.
  • Proprio come me…
  • Per questo è scattato subito un bel feeling con tutti…

Ma non c’è tempo per le chiacchiere, devo subito correre in sartoria, dove mi attende un abito da panettiere e dove vengo istruito sulle regole del Mercato: è fondamentale che non ci sia nulla di non medievale nel mio abbigliamento e nel forno della Marocca.

Forte di queste indicazioni, inizio ad allestire minuziosamente il piccolo forno ed è qui che incontro “un altro Federico”: colui che sarà il fornaio durante il passaggio della giuria, per la gara dei Mercati della domenica pomeriggio.

filetto 1I giorni del mercato trascorrono…

Passano il venerdì ed il sabato tra un gran flusso di persone che si soffermano a conoscere la Marocca , il pane che arriva dalla terra della Lunigiana, ed il successo è, come immaginavo, grandioso.

  • La domenica, al mio arrivo nella Piazza dall’Accolta respiro subito un’atmosfera diversa: È il giorno della gara dei Mercati e tutti i partecipanti lavorano febbrilmente agli ultimi preparativi per presentare la Gaita al meglio e nel suo massimo aspetto medievale: non una carta per terra, nulla che fosse altro da legno e ferro, perfino l’illuminazione è organizzata tramite candele e lucerne lungo le strade.

Arriva il pomeriggio e gli abiti estivi necessari ad affrontare le fasi finali della preparazione rimangono nel 2000 mentre i protagonisti che ormai conosco, chi per nome chi per ruolo, appaiono in abito medievale, pronti per la gara con la giuria, accompagnata lungo il tragitto da una simpatica storia fatta di personaggi precisamente ricostruiti, che recitano nel linguaggio dell’epoca, tra cui anche il giovane panettiere Federico alle prese con “lo pane de castagna”.

prove di recitazione in vista dell'evento
prove di recitazione in vista dell’evento

Qui sopra e sotto, ecco alcune foto delle prove, seguite da un pubblico molto interessato che sarà poi assente durante la gara.

un bello scorcio di Gaita San Giorgio

E così, da comparsa vestita di tutto punto, ho assistito ad uno dei più begli eventi medievali che la nostra bella terra italiana ha da offrire. E la Marocca ne è stata proprio parte.

Da questa bella esperienza è nata una intelligente collaborazione tanto che la Marocca di Casola sarà nuovamente ospite il prossimo anno (ed io spero che sarà così anche negli anni a seguire) e, considerato che c’è tutto il tempo per prepararci al meglio, spero di poter dare il mio contributo nel modo migliore.

Chissà, magari come attore se ci sarà bisogno… magari durante l’anno potrei studiare un po’ di recitazione tra una fornata e l’altra…

  • La Marocca invece, lei non ha bisogno di recitare nessuna parte…
  • il Medioevo ce l’ha dentro, nel sangue!!! anzi… nella farina!!!

Fabio Bertolucci

La Marocca di Casola: ingredienti e dove nasce (la Lunigiana)!

io con il mio amico Daniele Barbieri in mezzo al grano che sta crescendo
Fabio Bertolucci con il suo grande amico Daniele Barbieri in mezzo al grano che sta crescendo…

Ho scelto, fin da quando ho iniziato la mia avventura di giovane fornaio, ormai 10 anni fa, di puntare sempre alla massima qualità del prodotto, partendo da un’accurata scelta delle materie prime per giungere, nel corso degli anni, ad acquisire conoscenze specifiche della panificazione e migliorare sempre di più.

ed ecco il grano nella mia mano
Ed ecco il grano nella mano di Fabio Bertolucci

Migliorare sempre è un obiettivo che ogni buon artigiano, imprenditore (ma
non solo) deve tenere costantemente a mente.

Ma quando il prodotto si chiama Marocca di Casola, la sfida diventa più grande e importante perché questo piccolo pane è simbolo di Storia e Cultura e rappresenta una tradizione che può e deve proseguire nel rispetto della sua identità.

 

L’identità di un territorio e della sua gente.

E questo significa non solo fare in modo che qualità delle materie prime e studio attento e approfondito della nobile arte della panificazione rendano la Marocca di Casola un prodotto tipico sempre buonissimo.

La macina del Molino Malatesta in funzione
La macina del Molino Malatesta in funzione con le castagne dentro…

Ma anche e sopratutto che essa diventi lo strumento per un fortissimo messaggio di sviluppo economico sostenibile, rispetto del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.

Un esempio positivo che possa raggiungere il cuore e le coscienze di chi crede ancora in un mondo buono pulito e giusto, come insegna Slow Food.

Ecco perché il Mondo deve conoscere la ricetta della Marocca di Casola e gli ingredienti che la compongono.

Le patate da noi seminate e in fase di raccolta…

Ma non le loro dosi nell’impasto (quelle me le tengo per me) molto di più: le persone che contribuiscono a darle vita e il territorio da dove arrivano le materie prime.

Fabio Bertolucci